Honfleur e Bayeux

L’importante in viaggio, come nella vita, é avere sempre un piano B pronto all’occorrenza. Chi come me non ce l’ha mai, invece, deve saperne improvvisare uno in quattro e quattrotto, e se tutto va bene si capita a Honfleur e Bayeux.

Un villaggio di nome Honfleur

Il ponte sulla Senna di Le Havre è un’opera di sfavillante modernitá tanto che di notte s’accende e sembra una pista per bus aerospaziali. Attraversatelo, fate un paio di chilometri, girate a destra (casualmente o no facciamo che non importa) ed avrete l’impressione che quella percorsa sia invece la pista della macchina di Doc e Marty McFly: vi troverete infatti in un villaggio sul mare che piú che mercanti pare sia un covo di bucanieri, con le sue viuzze fatte apposta per agguati e duelli. Il villaggio è Honfleur.

Tanti anni fa a Honfleur pare non sapessero come completare la copertura della chiesa del paese. Così decisero di prendere una nave, togliere il ponte e rovesciarla a mo’ di tetto.

Lavoro di fantasia come sempre? No amici, questa non é una volta a carena di nave, come se ne vedono tante. Questa E’ una carena di nave. Un drakkar vichingo, per la precisione. Anzi due.

Per il resto Honfleur sarebbe un paesino forse come tanti da queste parti, con tutte le casupole in legno e mattoni colorati e le viuzze strette, e i negozi di mele. Invece poi si scende la collinetta e si sbuca in questo vecchio bacino e non resta che sgranare gli occhi. Perché pare che qualcuno abbia preso una delle piú belle vie tipo di Amsterdam e l’ abbia messa qui, a ferro di cavallo attorno all’acqua. Non ci sono coffeeshop, peró ci sono secchielli di cozze e spacci di Calvados, un liquore alle mele che fa un effetto simile.
honfleur basin
(Ah, Erik Satie è nato qui e la sua casa é un museo dedicato non alla sua musica, ma alla sua passione per l’ esoterismo.)

L’ arazzo di Bayeux.

Può una stoffa ricamata diventare patrimonio mondiale dell’UNESCO?
Beh sì, ad alcune condizioni.

  • Deve essere lunga 67 metri.
  • Deve essere rimasta intatta dal 1080 circa ad oggi.
  • Deve raccontare la storia della conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo duca di Normandia con un ritmo ed una dovizia di particolari degni di uno storyboard hollywoodiano.

Gli storici accademici probabilmente inorridirebbero all’accostamento, ma credo possa essere vista come la prima graphic novel della storia. Alla “300,” per intenderci. Ogni gruppo di immagini è corredato da una didascalia in latino che spiega i fatti ricamati.

 

Per dare un’idea: questo che si vede è un terzo della prima parte, dopo la quale la teca a parete che protegge la tela curva ad U e si estende per pari lunghezza.

La cosa curiosa è che la vicenda cominciò quando un certo Aroldo (nobile anglosassone) venne mandato in Normandia da Edoardo, morente Re d’Inghilterra, a dire al duca Guglielmo(normanno) che era stato designato come futuro Re, e a giurargli fedeltà. Poi invece, un volta tornato in Inghilterra, Aroldo pensò bene di autoincoronarsi sovrano.

Una specie di #guglielmostaisereno dei tempi antichi insomma. In mille anni non é cambiato molto!
A differenza del povero Letta però, questo Guglielmo era un tipo incazzoso: nel 1066 prese armi e bagagli e sbarcò ad Hastings, sconfisse Aroldo e divenne Guglielmo d’Inghilterra, detto il Conquistatore.

Nella tela é ricamata anche la morte di Aroldo trapassato in un occhio da una lancia e tante altre belle cose.

 

 

(In tutto ciò, la radio francese è inascoltabile. Questo va detto.)

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