Da Rouen a Giverny

A forza di arrivare alle 17.04  o alle 17.32 là dove era necessario arrivare entro le 17.00 o le 17.30, il quarto e ultimo giorno di viaggio comincia un po’ come l’ultimo giorno prima di un esame. Solo che anzichè architettare improbabili tabelle di marcia per infilare in poche ore quello che non si è  studiato in settimane, qui si tratta di elaborare audaci tragitti stradali che consentano di visitare entro sera tutto quanto è stato rimandato nei giorni precedenti, e che però è sparso in un’area vasta quanto il Veneto.

La mappa stradale però quella è. Anche continuando a fissarla e rigirarla, nessun provvidenziale ponte sulla Senna compare per magia a creare scorciatoie, e l’impresa comincia a sembrare proibitiva.

A questo punto resta una sola cosa da fare: fare colazione. e poi si vedrà. (bello constatare che in Normandia e al Polo dell’Eccellenza le priorità restano le stesse)

Un cuore e un’anima medioevali: Rouen.

Nella cattedrale di Notre Dame di Rouen è sepolto un cuore. E non uno qualunque: sulla parete di un sarcofago di pietra, nel corridoio a destra del coro,  sono incise queste parole: “Qui è conservato il cuore di Riccardo, re degli Inglesi, che morì soprannominato Cuor di Leone”. Solo poche centinaia di metri più in là, nella piazza del mercato, una lapide ricorda il luogo in cui arsero viva Giovanna d’Arco. Bastano questi due nomi, tra i più celebri di quei secoli, per far capire quanto la storia di Rouen si intrecci con la storia del Medioevo e del Rinascimento. Fu capitale del Ducato di Normandia, poi città contesa durante  la Guerra dei Cent’anni, infine avamposto ugonotto durante le Guerre di Religione.

san maclovio 95Del resto, una passeggiata nel centro storico non lascia spazio a dubbi: case in legno e mattoni, in gran parte miracolosamente risparmiate dai bombardamenti, tutto sembra rimasto come ai tempi dei re di Francia e di Inghilterra. Proprio come allora, il dedalo di vie si interrompe di quando in quando per lasciare spazio a impressionanti costruzioni gotiche. La cattedrale è stata resa celebre da Monet, che ne ha dipinto la facciata occidentale nelle diverse ore del giorno. Anche qui, una targa segnala il punto in cui il pittore si metteva con il suo cavalletto. Molto utile, visto che ci sta davanti un albero gigantesco.. vabeh; altrettanto in ammirazione lasciano la chiesa di Saint’Ouen, la chiesa di San Maclovio e il Palazzo di Giustizia: imponenti esempi di gotico fiammeggiante.

Vicino alla chiesa di San Maclovio si trova l’Atrio omonimo, sede della Scuola di Belle Arti. L’ingresso corrisponde ad un chiostro circondato da tre gallerie dall’architettura a graticcio in pietra e legno dipinti di nero e di verde. Dal centro del prato, attraverso i vetri si intravedono gli studenti della scuola e qualche laboratorio. Avvicinandosi alle pareti delle gallerie però si notano particolari inquietanti: decorazioni lignee consunte dal tempo rappresentanti scheletri che danzano con popolani, vescovi, dame. Un incredibile esempio di Danza Macabra! E ad ornamento motivi di teschi, tibie, attrezzi da becchino. Questa scuola altro non era che un antichissimo cimitero e le gallerie che circondano il prato nacquero come ossari costruiti per conservare i resti dei morti della Peste Nera del 1348.

Ancora una volta, a Rouen, un luogo dalla storia macabra e al contempo affascinante!

Purtroppo il museo multimediale su Giovanna d’Arco ed il Museo di Belle Arti restano “unchecked” sulla lista. Il tempo stringe e la mappa stradale resta impietosa… occorre raggiungere Giverny deviando “leggermente” per l’abbazia di Jumieges.

abbazia jumieges 95Jumieges, l’abbazia diroccata

L’abbazia di Jumieges, fiorente nel Medioevo e distrutta dopo la Rivoluzione Francese, non venne mai più ricostruita. Rappresenta ora un luogo malinconico e suggestivo. Qui, prima dell’anno mille venne composta la Sequenza, la parte della liturgia che precedeva il Vangelo. Ora, detta così, la cosa può interessare relativamente, ma la Sequenza è anche il primo esempio di testo in rima mai elaborato. Da essa discendono tutte le forme poetiche moderne: e nacque qui, tra queste mura ora diroccate.

A Giverny

Un intero quartiere del paesino di Giverny è diventato un villaggio tematico sull’Impressionismo. Ovviamente mi trovo a percorrerne le vie in una corsa trafelata, ma una volta tanto fortunata, che mi porta alla destinazione finale: la Casa e i Giardini di Monet. Qui il pittore trascorse gli ultimi trent’anni della sua lunghissima vita. L’atelier è rimasto intatto e presenta quadri appartenenti alle serie più famose: la donna col parasole, i covoni, la cattedrale di Rouen, mentre il giardino è un’impressionante caleidoscopio di forme floreali e colori.

Chiunque sia stato a Parigi al Museo dell’Orangerie ricorderà quei pannelli giganteschi con le ninfee blu. Più di qualcuno, ne sono sicuro, si sarà fatto immortalare davanti a quelle ninfee, che vivevano in una stagno di un paesino immerso nella campagna normanna… Ebbene, circondato da salici piangenti, subito dopo un boschetto di bambù, preannunciato dal gracidio delle rane, quello stagno mi si apre infine davanti.

ninfee85

Non è stagione per le ninfee, evidentemente, paiono sofferenti e un po’ appassite, ma sono lì, con quel ponticello giapponese sullo sfondo.  Un senso di pace e di armonia sembra contagiare tutti i visitatori, e immaginarsi il vecchio pittore ormai cieco passeggiare per quei viali diventa un gioco spontaneo.

Trovarsi davanti a questa natura, e a questi colori, non basta per essere colti da quella stessa ispirazione, è chiaro, ma basta per capire come una grande anima abbia potuto creare proprio qui, in questo giardino, capolavori destinati all’immortalità.

Sì, adesso posso tornare a casa.

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