Il Quadraro, quartiere libero di Roma.

Quando passeggi per il Quadraro, capita che se vuoi fotografare un muro dall’altra parte della strada quando un’auto sta per passare… niente, l’automobilista rallenta, aspetta lo scatto, la verifica della foto, e poi riparte con un cenno di saluto ed un sorriso: insomma, sembra proprio di essere a Verona! XD XD

Ok, ma perché dovreste finire in un quartiere misconosciuto di Roma a fotografare il muro di un’officina?Ora ve lo racconto.

Il MURo, arte a cielo aperto

Il Quadraro è un quartiere che si estende alle porte di Roma dalle parti di Centocelle, un po’ prima di Cinecittà. Dal 2010 le sue strade ospitano il MURo – Museo di Urban Art di Roma. Lo scopo del MURo è quello di sperimentare una nuova concezione di museo di Street Art, che voglia essere parte integrante del tessuto urbano. L’idea è quella di far interagire gli artisti con la conformazione e le caratteristiche dei luoghi in cui vengono realizzate le opere, prevalentemente murales, in accordo con la storia, le tradizioni e “lo spirito” della comunità che in quei luoghi vive.

Quadraro - 1L’intuizione è vincente: le opere degli artisti sono inserite in mezzo alla gente, alla fermata dell’autobus, sul muro di cinta del parco giochi, tra le serrande di un’officina e una macelleria, attorno alla cabina dell’elettricità. Sono insomma là dove ci si aspetterebbe di trovare dei murales in un quartiere popolare.

E al tempo stesso però, si nota qualcosa di diverso, una maggiore cura, una fantasia superiore, anche una perizia tecnica diversa rispetto ai graffiti che vediamo nella stradina sotto casa. Il motivo è presto detto: a partire dal 2010, artisti contemporanei da tutto il mondo sono venuti a dar il loro contributo a questo progetto di museo a cielo aperto. Per ora sono già 21, ma altri se ne aggiungeranno. I posti non mancano. Infatti sono i nostri stessi occhi, gli stessi che magari in altri contesti poco gradirebbero scritte o disegni sparsi, che qui si abituano all’idea e ci dicono: “oh su quel muro ce ne starebbe bene uno!”.

Nasce così anche un modo alternativo di visitare la città. Seguendo la mappa alla ricerca delle varie opere, si ha l’occasione di passeggiare per le strade di un quartiere poco frequentato dal grande turismo, respirando un’aria popolare e, passatemi il temine abusato, autentica.

You’re now entering Free Quadraro

Quadraro - 2_miniE tra gli altri scegliamo questo, forse non il più bello in senso estetico, ma quello più carico di significati. Per capire, bisogna fare un salto indietro negli anni.

Seconda Guerra Mondiale. Occupazione tedesca. La voce popolare diceva che per sfuggire ai tedeschi potevi andare “in Vaticano o al Quadraro”.

Il Quadraro era allora un quartiere nato nei primi anni del secolo e che ospitava soprattutto maestranze di Cinecittà e operai. Era insomma un quartiere popolare quando questo termine aveva anche connotazioni politiche precise, e infatti durante l’occupazione divenne rifugio di oppositori, sabotatori e partigiani. In queste zone operava la Banda del Gobbo di Quarticciolo, e un’infinità di altri gruppuscoli resistenti. Tanto era covo di ribelli e teatro di sommosse e proteste, che i nazifascisti chiamarono questo quartiere: “il Nido di Vespe”, a sottolineare il disprezzo verso gli abitanti di queste strade, insidiose persino per loro.

I tedeschi però non potevano tollerare di non aver il pieno controllo della città, anche perché dopo lo sbarco di Anzio, l’avvicinamento a Roma degli Alleati era percepito come ineluttabile. Diventava quindi vitale bonificare le aree a sud e a est di Roma da ribelli e possibili fiancheggiatori alleati. Occorreva dare una lezione al Nido di Vespe.

All’alba del 17 aprile 1944 le truppe tedesche circondarono il quartiere e con l’aiuto delle SS e dei fiancheggiatori della Banda Koch iniziarono le perquisizioni, setacciando casa per casa. Alla fine della giornata circa 2000 persone vennero portate a Cinecittà per la prigionia. Di queste, circa un migliaio vennero caricate sui camion verso nord come “operai italiani volontari per la Germania” (i famosi “schiavi di Hitler”). Alla fine della guerra solo la metà fece ritorno nelle proprie case. Si tratta del rastrellamento più imponente dopo quello del ghetto ebraico dell’ottobre 1943.

Oggi, a ricordare una delle ferite di quei giorni drammatici, c’è una Medaglia d’Oro al Valor Civile consegnata al quartiere dal Presidente Ciampi il 17 aprile 2004, sessant’anni esatti dopo. E poi questi murales, e le vespe, orgogliosamente esibite a rappresentare l’anima del quartiere che non si arrende.

Capito? Addestra!

No, stavolta la politica non c’entra. Se è una bella giornata, dal Quadraro con due fermate di metro si arriva a Cinecittà e se siete dei divi del cinema o della tv, o degli aspiranti tali, potete dirigervi verso gli studi. Noi non lo siamo (o meglio, una sì, diva proprio, ma questa è un’altra storia..) e quindi giriamo verso sud, verso il Parco degli Acquedotti.

acquedotto claudioRicordare tutti i film che hanno mostrato queste costruzioni millenarie è impossibile.

Gli ultimi che mi sovvengono sono Romanzo Criminale – La Serie, quando il Teribbile ferisce col coltello il braccio del Libanese e fa violentare la sua ragazza, e La Grande Bellezza, quando durante una performance, una tizia si lancia con la testa contro uno degli archi dell’acquedotto. e purtroppo sopravvive. (Accanto a quello stesso arco, l’estate scorsa mi accasciai mezzo svenuto dal caldo, ma anche questa è un’altra storia…)

Stavolta c’è il sole, ma tira anche una certa brezza e si passeggia volentieri. L’Acquedotto Claudio è il più famoso e imponente, ma io preferisco quelli frammentati che emergono dal grano (che sarebbero sterpi in realtà, ma il colore è lo stesso e suona meglio), con il cielo azzurro e Roma sullo sfondo.

Abbiamo anche incontrato una simpatica signora che ci ha spiegato che nelle foto l’oggetto di interesse deve essere sempre a destra, perché lo sguardo si direziona istintivamente da quella parte. “Capito? Addestra!” Noi abbiamo ricambiato spiegando che il dito basta premerlo una volta sola…

parco acquedotti

Insomma, uno scambio culturale vantaggioso per entrambi.

Comunque questa cosa che guardando una foto siamo più colpiti da ciò che sta a destra è effettivamente verissima. Ma se uno è mancino?

Alla prossima. (Con il tuor caravaggiesco nel cuore di Roma.)

Collegamenti utili:

Il MURo

Il Parco degli Acquedotti

Si ringraziano per le foto: Brenda, Federica, Rita e Salvatore.

2 Risposte a “Il Quadraro, quartiere libero di Roma.”

  1. Bravo Lonny
    Racconto ricco di particolari e piacevole da leggere.
    Le foto e i soggetti molto interessanti

  2. Bravo lonnie..è bello scoprire certi dettagli che altrimenti sarebbero passati inosservati e sarebbero sembrati senza senso…non vedo l’ora di leggere il seguito

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