Tra chiese e taverne: la Roma di Caravaggio.

Dice che spulciando tra le cronache giudiziarie, le denunce e i registri della polizia capitolina tra il XVI e il XVII secolo, è possibile ricostruire la folgorante parabola romana di un giovane pittore giunto da Milano di nome Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio.

Grazie al cielo c’è già chi l’ha fatto per noi, e quindi non resta che andare e seguire le tracce di questa rocambolesca avventura caravaggiosa in riva al Tevere. E nel frattempo, godersi Roma.

Tra San Pietro(1) e Castel Sant’Angelo (2)

Partiamo da qui. In una di queste strade, nel Borgo, stava il palazzo di Monsignor Insalata. Il suo vero nome in realtà era Monsignor Rodolfo Pucci, e fu con ogni probabilità il primo ospite romano di Caravaggio. Il riottoso pittore però non dovette gradire molto il vitto fatto di “insalata a pranzo, cena e colazione”, per cui gli affibbiò il poco nobile soprannome e tolse presto il disturbo per cercare fortuna al di là del Tevere.

Via dei Coronari (3)

Questa stradina, una delle più pittoresche di Roma, si chiama così perché un tempo i pellegrini diretti a San Pietro vi trovavano un sacco di venditori di corone del rosario. Oggi troverebbero un sacco di tavole calde e wine bar e qualche antiquario. Epic win for the XXIst century.

#sapevatelo: consiglio di tener la via come riferimento e gironzolarci attorno.
Potreste capitare davanti ad un portone oltre il quale scorgere un cortiletto
ombroso, ma con al centro una fontana che in qualsiasi ora del giorno è
baciata dal sole. Oppure potreste sbucare davanti a Santa Maria  della Pace,
con le sibille di Raffaello ed il Chiostro del Bramante.
Piazza Navona (4)

navona2Una piazza che è un’antica pista di atletica e palazzi e chiese barocche sorti sulle rovine degli antichi spalti, qui davvero Roma è la città che da millenni riesce a rivoluzionare se stessa. Restando sempre magnifica.

Anche a Caravaggio piaceva, e vi passeggiava spesso. Una volta venne arrestato perché portava una spada senza averne il permesso, e una volta decise anche di usarla ferendo un certo Mariano Pasqualone, notaio, che corse subito a denunciarlo. Il pittore cercò allora rifugio a Genova, ma quando fece ritorno, c’era una sorpresa ad attenderlo… lo vedremo più avanti.

#sapevatelo:  le fodamenta e le porte dello stadio sono ancora ben visibili. Vi si accede dal Museo dello Stadio di Domiziano.
Palazzo Madama o del Senato (5)

Oggi ci lavora il Senatore Antonio Razzi, e lo sanno tutti; che per qualche anno ci abbia lavorato anche Caravaggio invece è poco noto, e non è giusto, perché il lustro dato all’Italia dai due personaggi è più o meno lo stesso.

Comunque, a vivere qui era sopratutto il primo grande mecenate di Caravaggio: il Cardinale Del Monte, che ebbe il merito di intuire il talento del ragazzo e di lanciarlo. Probabilmente in queste stanze vennero dipinti I musici e L’amore trionfante.

San Luigi Dei Francesi (6)

vocazione san matteoSan Luigi dei Francesi fu teatro della prima grande sfida per Caravaggio. Siamo nel 1599, ancora non era famoso, e il trittico su San Matteo sarebbe stato il primo lavoro ad essere visibile al pubblico. Le difficoltà ed il tormento sono testimoniati dalla doppia versione che fece di due delle tre opere: San Matteo e l’angelo e Il martirio di San Matteo. Una è andata distrutta in Germania, la seconda si trova ancora là, sotto alla  versione definitiva. Fate caso alla luce naturale che filtra dalla lunetta in alto e guardate poi la luce dipinta. Sembrano provenire dalla stessa direzione, diversa in ciascuna tela, come se le scene avvenissero davvero davanti ai nostri occhi!

Basilica di Sant’Agostino (7)

Pare che Caravaggio dopo aver ferito il notaio Pasqualone in Navona si sia rifugiato qui. L’oggetto del contendere era una certa Lena, molto nota alla polizia e molto nota a diversi personaggi altolocati, e si sa che oggi come allora, quando queste due cose vanno insieme la professione della signorina può essere una sola. Qui vicino del resto stava l’Ortaccio, il quartiere a luci rosse dell’epoca che contava circa 10000 cortigiane. Una bella concorrenza! Pure, questa Lena andava per la maggiore, e se volessimo farci un’idea dei gusti dell’epoca, l’immaginazione non serve. Basta entrare in Sant’Agostino…

madonna pellegrini

…e osservare La Madonna dei Pellegrini!

La trovata non fu molto gradita dai committenti. Capirai. Fu invece molto gradita dal pubblico che era solito assiepare i primi banchi. “Per forza, saranno stati tutti suoi clienti”, direte voi.
Malpensanti. No, erano proprio le prostitute, che venivano portate in chiesa la domenica, per indurle alla conversione. Funzionava eh?

Via della Pallacorda (8)

Lungo questa strada, il 28 maggio 1606, Caravaggio e Ranuccio Tomassoni, un noto bullo del quartiere, si sfidarono ad un partita di pallacorda. I due si conoscevano bene, e non si piacevano. Forse per via di una cortigiana, forse per via della politica. Fatto sta che la partita degenerò in rissa, e con due temperamenti così, sguainar le spade fu un attimo. Caravaggio ferì a morte il Tomassoni, e capì che stavolta non poteva contare su alcuna protezione. Condannato alla decapitazione ad opera di chiunque lo incontrasse per strada, fuggì da Roma, e stavolta per sempre.

La Casa in Vicolo del Divino Amore (9)

casa caravaggioAl civico 19 sta la casa in cui Caravaggio alloggiò tra il 1604 e il 1605. La proprietaria era una certa Prudenzia Bruni. Tutto questo lo sappiamo, indovinate un po’, per una denuncia. La signora infatti dopo la fuga di Caravaggio a Genova, si trovò senza affitto pagato e pensò di tutelarsi prendendo in pegno gli averi del pittore tra cui due tele ancora incompiute.

Quando Caravaggio, di ritorno a Roma, si vide la porta di casa sbarrata, corse a prendere a sassate le finestre della Bruni, che lo denunciò avendo a protestare anche per lo sfondamento del soffitto che Caravaggio aveva praticato, probabilmente per farci stare l’imponente quadro che stava dipingendo: la Madonna dei Palafrenieri. La luce che illumina la scena nel dipinto era probabilmente la stessa che penetrava dalla finestrella del solaio così raggiunto: quella che si intravede là in cima.

Quattro Fontane (13)

Dal vicolo si può andare al Pantheon(10), dove venne seppellito il Tomassoni e si possono poi raggiungere la Fontana di Trevi(11) ed il Quirinale(12). Costeggiando il Quirinale verso nord si arriva all’incrocio delle Quattro Fontane. Se siete disposti a rischiare la vita potete mettervi al centro dell’incrocio e vedere in lontananza i 3 obelischi più grandi di Roma: Santa Maria Maggiore, Quirinale e Trinità dei Monti.

#sapevatelo: a Palermo c'è un incrocio simile molto bello, “quattro canti”, un nome così, vicino alla Martorana. Andateci.
Galleria Nazionale di Arte Antica – Palazzo Barberini (15)

Nel 1950 i proprietari di un appartamentino sfitto da tempo, vennero contattati da un certo Pico Cellini, un restauratore con una storia bizzarra. Trent’anni prima era entrato in quell’appartamento per esaminare un quadro, forse un Gentileschi, polveroso e abbruttito… all’epoca la cosa finì lì, solo che adesso gli era venuta come una folgorazione e…poteva rivederlo? Era ancora lì? Sì. Per fortuna. Perché sotto la coltre di sporcizia si nascondeva il Giuditta e Oloferne di Caravaggio, scomparso da circa tre secoli.

Giuditta Oloferne

Ora si può ammirare a Palazzo Barberini, insieme a La fornarina di Raffaello, ed è boh? straordinario. Per la luce, come sempre, per la violenza del gesto, per la Giuditta. Io però resto ipnotizzato dalla vecchia schiava sulla destra. Un profilo laido, stregonesco. C’è un qualcosa di lombrosiano in questa vecchiaccia, come se Caravaggio avesse colto il potere di un naso adunco e di una fronte sfuggente e avvizzita di evocare il male. Sembra quasi che, in una macabra anticipazione del ritratto di Dorian, abbia voluto scaricare la violenza, la brutalità dell’assassinio sul volto della megera, permettendo a Giuditta di compiere la sua vendetta restando nella purezza.

Galleria Borghese (16)

La Galleria Borghese è la collezione che vanta il maggior numero di opere di Caravaggio. Addirittura sei, e tra le più famose: il Davide con la testa di Golia, il Giovane con il canestro di frutta, il Bacchino malato, il San Girolamo scrivente. C’è poi La Madonna dei palafrenieri, la tela per la quale Caravaggio sfondò il soffitto della casa e la cui protagonista è ancora una volta Lena.

apollo dafneIl Davide con la testa di Golia, invece, risale agli anni napoletani ed è in realtà Davide con la testa di Caravaggio. Come ricordato, infatti, il pittore era stato condannato a morte per decapitazione nel 1806 e da quel giorno ogni qualvolta c’era da dipingere una testa mozzata, e nei sui quadri capitava spesso, Caravaggio ci metteva la sua. Chissà, forse a Napoli aveva imparato la scaramanzia.

Noi comunque, Caravaggio ci perdonerà, votiamo all’unanimità per Apollo e Dafne del Bernini. A girarci intorno dal verso giusto, la leggenda cantata da Ovidio scorre come fossimo al cinema. Peccato solo che finisca così presto.

Il Pincio (18)

Dalla Galleria Borghese conviene scendere a Piazza di Spagna(17) e poi raggiungere Piazza del Popolo dal Pincio. Ormai i chilometri percorsi cominciano ad essere molti. Per fortuna Roma è famosa  anche per le sue fontanelle. Solo che io non le ricordavo così basse. Ci vuole un’arte anche qui per bere, e noi evidentemente non la possediamo.

Anyway, dopo esserci annegati e aver annegato un po’ di bimbi che aspettavano il loro turno, siam pronti per l’ultima fatica e raggiungiamo il Pincio. Ci sono due viste famose di Roma: questa e il Gianicolo. Io preferisco questa.

Santa Maria del Popolo (19)

Entrati a Santa Maria del Popolo, sulla sinistra troviamo subito la Cappella Chigi, progettata da Raffaello, e poi, calata nell’oscurità, la Cappella Contarini, con La Crocefissione di San Pietro e La Conversione di San Paolo. Però si resta quasi delusi: qua più che il celeberrimo e caratteristico gioco di luce e ombra, c’è ombra e ombra…Poi, all’improvviso, una luce calda compare e rivela gli ennesimi capolavori del Nostro.
Non è magia: basta caccia’ li soldi. Di solito lo fa qualche turista giapponese.

Si può storcere il naso di fronte a questo ennesimo capolavoro dell’arte romana(italica) di arrangiarsi. Però a me questo effetto piace un bel po’. Se fossero illuminati sempre, ben visibili fin dall’ingresso…. non sarebbe lo stesso. Forse Caravaggio questa apparizione delle sue tele così scenografica, quest’irruzione della luce sulle tenebre, così… caravaggesca, magari non l’avrebbe fatta pagare, ma certo gli sarebbe garbata un sacco!

E con questo abbiamo finito. Se siete a Roma, e cercate un filo conduttore per districarvi tra l’infinità di cose da vedere, potete provare questo itinerario. Difficile restare delusi. Ma mica per merito mio eh, e nemmeno del genio di Caravaggio. Semplicemente, camminando per le strade di Roma, il cuore ti s’allarga. panorama roma

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