5. Le Rose di Sarajevo

,La strada che porta da Srebrenica a Sarajevo attraversa boschi e villaggi, si inerpica verso valichi circondati da verdi pascoli, oltrepassa stazioni sciistiche in riposo e ridiscende costeggiando fiumi ora azzurri ora smeraldo. Ogni tanto una galleria porta da una vallata ad un’altra e ad altri boschi e prati e natura quasi incontaminata. Fino a quando, appena superata una di queste gallerie, la strada si fa improvvisamente più stretta e tortuosa, e attorno ad essa alberi e rocce lasciano spazio tosto ad antichi edifici sempre più imponenti. Ai bordi non c’è mezzo metro libero da macchine, carretti, banchi di frutta, venditori, tavolini da bar. La carreggiata è invasa da un traffico incomprensibile di taxi, tram, moto, biciclette. Un bailamme di umanità, di suoni, colori e odori. Insomma, eccoci nella Vecchia Sarajevo.

sarajevo moscheaUna piccola Instanbul tra i Balcani

Sarajevo venne fondata nel 1461 dai Turchi, in una stretta vallata formata dal fiume Miljaka, laddove questo sbuca dalle alte montagne che dominano la valle. Giungere dalle montagne significa quindi entrare direttamente nel cuore più antico della città: la Bascarsija. Questo caotico quartiere fatto di vie strette, di caffè con puf e narghilè, di moschee e minareti, con l’antica fontana e le rovine dell’antico caravanserraglio e il bazar coperto, è una piccola Instanbul nel cuore dei Balcani.

Qui però le moschee, pur imponenti per dimensione, non dominano l’ambiente. Sbucano seminascoste di quando in quando tra le case. Tanto che è praticamente impossibile riuscire ad averne una visione d’insieme da una qualsiasi angolazione. A Sarajevo gli edifici di culto sono quasi una presenza discreta.

sarajevo chiesa ortodossaFuori dalla Bascarija l’impronta turca rimane, ma diventa molto evidente anche l’influenza asburgica del XIX secolo, a creare un’affascinante mescolanza di stili e soluzioni architettoniche. Al tramonto, dopo un temporale, la luce residua colora d’arancione e rosa una città che sembra tornata quello che è stata per secoli sin dalla sua fondazione: un luogo di incontro tra oriente e occidente. In poche centinaia di metri si trovano moschee, chiese ortodosse, una cattedrale cattolica, un’antico monastero francescano e una sinagoga. In quante altre città al mondo questo accade? Forse solo a Sarajevo.

Eppure per 1452 giorni, a partire dal 5 aprile 1992, sembrava non poter accadere più.

Le Rose di Sarajevo

Le immagini dell’assedio di Sarajevo fecero il giro del mondo e credo siano rimaste nella memoria di tutti: il Parlamento in fiamme, la Biblioteca distrutta, le stragi del Mercato. Le immagini televisive però, per quanto vivide, forti, mancano di profondità, sono prive di quella tridimensionalità che solo il trovarsi nella città può dare. Solo camminando tra queste strade ci si rende conto pienamente di cosa sia stato quell’assedio per gli abitanti. Perché il dramma di Sarajevo stava scritto innanzitutto nella sua geografia.

sarajevo viale cecchiniDall’antico nucleo turco alla testata della valle, la Sarajevo moderna prima e socialista poi si sviluppò lungo le sponde del fiume, formando una striscia circondata per tutta la sua lunghezza da montagne e colline boscose. Non c’è punto a Sarajevo da cui non si vedano le colline, e non c’è punto a Sarajevo che non sia visibile dalle colline, da secoli sono popolate dai serbi ortodossi. Quando ancora la guerra non era iniziata, già i boschi attorno a Sarajevo nascondevano l’artiglieria dell’esercito serbo. Con i suoi palazzi alti, ma ben separati da strade spaziose e ordinate, gli ampi giardini e i viali lungo il fiume, la moderna Sarajevo divenne un gigantesco poligono di tiro.

L’unica via di comunicazione con il mondo esterno, per gli assediati, era rappresentata dall’Ulica Zmaja od Bosne, una lunga strada dritta che collega il centro della città con l’Aeroporto. Con il tempo gran parte dei grattacieli che la circondavano vennero occupati dai cecchini serbi. Dal 1992 al 1995, solo lungo questa strada i cecchini colpirono 1030 persone, uccidendone 600. Tra loro 250 erano bambini. 

sarajevo roseAncora oggi, lungo Ulica Zmaja, il Viale dei Cecchini, si possono scorgere dei grossi fori sull’asfalto circondati da piccoli fori disposti come petali a raggiera. Gli abitanti di Sarajevo li hanno colorati di resina rossa. Sono i fori lasciati sull’asfalto dai mortai: sono le Rose di Sarajevo.

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