Sulle orme di Mozart: storie di Civita Castellana

Io e Mozart abbiamo molte cose in comune, l’ho sempre sentito, solo che fino a due giorni fa non avrei saputo dire esattamente quali, mentre ora almeno una sì: entrambi siamo arrivati a Civita Castellana pensando di trovare il sole e il caldo, e invece no.

Ecco infatti cosa scriveva il padre Leopold alla moglie nel 1770:


…Con tutto ciò, per la meraviglia di tutti, mattino e sera faceva sempre non solo fresco, ma addirittura così freddo che la notte in cui siamo partiti da Roma per Civita Castellana abbiamo messo le pellicce sopra i nostri mantelli, onde proteggerci dal freddo; e a Senigallia siamo arrivati la mattina alle otto con le pellicce addosso. E’ stata una fortuna per noi che non avessimo potuto mettere le pellicce nel baule. Tutta l’Italia si meraviglia di questo clima, solo da 2 giorni ha cominciato a fare veramente caldo.

Era il 10 luglio. Come a dire che anche secoli prima dell’effetto serra, delle bombe d’acqua, della tropicalizzazione del Mediterraneo e del governo Renzi, il tempo quando voleva fare il matto, lo faceva.

Il paesaggio di Civita Castellana

civita

Civita Castellana sta sulla via Flaminia a metà strada tra Viterbo e Roma(quindi per noi polentoni sud-iSSimo, ecco perché non può scientificamente fare freddo). Precisamente si trova nel punto in cui due piccoli fiumi si congiungono al Treja, a sua volta affluente del Tevere. Dico dei fiumi perché seppur quasi invisibili, sono loro i veri disegnatori di questi paesaggi. Infatti millenni fa un vulcano ricoprì la regione di tufo vulcanico, formando una sorta di altipiano. Nei secoli successivi i corsi d’acqua hanno scavato e scavato, creando una rete di canyon ricoperti di vegetazione, che si aprono man mano che si avvicinano al corso del Tevere. Ecco perché dall’autostrada o dalla ferrovia i paesi come Civita Castellana, Orte, Gallese, Faleria, appaiono appollaiati su speroni di tufo.

Scriveva Goethe nel 1786:

Bellissima la vista del castello: il monte Soratte una massa calcarea che probabilmente fa parte della catena appenninica, si erge solitario e pittoresco. (…) i corsi d’acqua, scorrendo impetuosi, le hanno incise creando rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture.

Il castello di cui parla Goethe è il forte Sangallo che domina il borgo antico di Civita. E niente, tocca salirci. Non prima però, di aver fatto visita al Duomo.

duomo

Un grande musicista: Domenico Mazzocchi.

Davanti al Duomo una targa ci ricorda il passaggio di Mozart a Civita Castellana. Con alcune inesattezze cronologiche a dire il vero: sappiamo dalla lettera di cui sopra che Mozart arrivò a Civita alle 5  della mattina, e ripartì nel pomeriggio. Fece però in tempo ad assistere alla messa e già che c’era a suonare l’organo. E a questo punto, mi sembra giunto il momento di parlare di questo musicista che avrebbe influenzato per sempre la storia dell’opera lirica. Mozart? No, Domenico Mazzocchi.

Apriamo una parente. Tutti hanno un’idea abbastanza chiara di cosa sia l’opera lirica: il Barbiere di Siviglia, l’Aida, cose così. Bene, sapete quelle parti di in un’opera in cui i cantanti non cantano, ma recitano delle frasi come una specie di cantilena? Le parti noiose insomma: sono dette recitativi. Ecco, fino al ‘600 le opere liriche o melodrammi erano composte SOLO di recitativi: un vero spasso.

Finché, nel 1626, un compositore di Civita Castellana, Domenico Mazzocchi, compose un’opera chiamata La Catena di Adone, in cui per la prima volta ridusse i recitativi, e li sostituì in alcuni punti della storia con delle vere e proprie arie o canzoni: invero anche altri ci stavano pensando in quegli stessi anni, ma di certo nessuno ci aveva mai pensato prima!

organo

Nessun DormaVa Pensiero,  e le mozartiane Regina della Notte, Là ci daremo la mano: tutte le arie più celebri discendono da quella prima geniale intuizione. E io credo che quando Mozart sedette davanti a quell’organo, un pensiero l’abbia rivolto a questo collega, che tra l’altro si era molto probabilmente seduto più volte su quella stessa sedia il secolo prima: in fondo un po’ della sua immortalità la deve anche a Mazzocchi!

Comunque l’organo non è esattamente questo. Questo venne costruito ex novo nel 1857. Tuttavia la cassa principale e l’apparato scenografico sono rimasti gli stessi dei tempi di Mozart.

A parte l’organo, a colpire di questo Duomo è il porticato duecentesco, che crea un effetto molto scenografico, quasi teatrale, sulla facciata. Molto bello anche l’altare costituito da un sarcofago romano nel VI secolo.

Il Forte del Borgia

Eravamo rimasti al fatto di dover salire sul castello, per vedere il panorama descritto da Goethe. E infatti eccoci qui. All’interno si trova un museo che raccoglie i ritrovamenti archeologici della popolazione dei Faleri che vennero sconfitti ed assoggettati ai romani. Interessante, ma mai quanto lo sarà la visita al mastio, penso dentro di me.

Purtroppo l’accesso alla torre non è consentito. Questo onestamente è un peccato. Sostanzialmente sono visitabili solo le stanze che circondano il cortile interno. Difficile apprezzare in questo modo anche l’architettura studiata da Sangallo il Vecchio su incarico del papa Alessandro Borgia, il padre di Cesare e Lucrezia (evidentemente la Chiesa una volta non era così fiscale come oggi nello stabilire chi potesse avere figli e chi no).

soratte

Non potendo salire mi accontento della passeggiata panoramica sulla stradina che gira attorno alla città. Da qui si guarda la valle del Tevere, e su tutto si staglia la sagoma del monte Soratte curva come la schiena di un dinosauro. Questo monte mi ricorda un colle che si vede all’altezza di Rodengo e Palazzolo sulla strada per Bergamo e Milano.

Francesco, un indigeno del luogo, mi racconta che durante la guerra i tedeschi stabilirono, nelle ampie gallerie scavate nel cuore del monte, il loro comando generale. Leggenda vuole anche che qui venisse nascosto l’oro sequestrato agli ebrei italiani, che però nessuno ha mai trovato. Anzi sì: era in Polonia. Tuttavia le voci restano. Vorrà dire che la prossima volta ci saliremo.

Per ora conserviamo il ricordo di questi paesaggi che mi riportano alla mente gli scorci di tanti pittori dell’ottocento, prevalentemente nordici, innamorati di queste campagne dominate da speroni di tufo con le rovine di rocche e castelli, e i greggi guardati da pastori.

E con questi immagini si riparte verso sud.

Si ringraziano Maria e Francesco per l’ospitalità.

2 risposte a “Sulle orme di Mozart: storie di Civita Castellana”

  1. Antonio de Luca dice:

    Buongiorno io conosco Civita Castellana o Civitonica come la chiamano i cittadini. Io non sapevo che Mozart era stato in questa città e aveva suonato l’organo di allora. Domenico Mazzocchi era fratello di Virgilio anche lui compositore. Una strada di Civita è intestata a lui.
    Arrivederci

  2. lonnieadmin dice:

    Mi fa piacere avere fatto scoprire qualcosa anche ai civitonici :). In compenso io non conoscevo la storia di Virgilio, per cui la ringrazio due volte: per aver letto e commentato e per avermi dato una nuova informazione. Buona giornata!

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