Firenze. Storie d’amore di poeti, duchi e fantasmi – 2

 Ricordate? Il fantasma di Ginevra degli Amieri ci aveva portati davanti alla chiesa di San Bartolomeo, dove oggi si trova l’Hotel Calzaiuoli. Da qui la cosa migliore sarebbe andare a visitare la chiesa di Orsanmichele e le sue statue. Noi invece ci incamminiamo lungo via del Corso, dove dopo qualche centinaio di metri si apre un vicolo piuttosto oscuro e poco rassicurante. E noi ci entriamo.

La chiesa di Dante

In via Santa Margherita a Firenze(questo è il nome del vicolo), circondata e quasi soverchiata dagli edifici sorti nei secoli, si trova una chiesetta dell’anno mille. Al suo interno, un dipinto rappresenta l’incontro storico tra due giovani. O almeno così mi dicono, perché noi la chiesa la troviamo chiusa. Poco male, come avvennero i fatti ce lo racconta il giovane stesso nella sua prima opera conosciuta: La Vita Nuova.
chiesa danteSiamo a Firenze, nel 1283. Il nostro protagonista si trovava in chiesa ad ascoltare la messa, quando scorse seduta nelle file più avanti una ragazza talmente bella da non riuscire più a distogliere lo sguardo da lei. Si erano già incontrati una prima volta da bambini, per rivedersi solo poco tempo prima, passeggiando sul ponte di Santa Felicita. Quel giorno però, tra lui e Beatrice, questo il nome della ragazza, era seduta anche un’altra donna molto avvenente, che accortasi degli sguardi insistenti nella sua direzione, si convinse che fossero destinati a lei. Lo stesso pensarono le persone circostanti, che cominciarono presto a mormorare. Quando l’innamorato si rese conto dell’equivoco, si guardò bene dal chiarire le cose: anzi, nelle settimane successive alimentò il pettegolezzo, indirizzando alla terza incomoda poesie di poco conto. Il tutto, ci racconta, per proteggere il nome dell’amata (che del resto forse era già sposata).

Sarà. Noi la pensiamo così: il nostro Dante, perché di lui si trattava, come tanti giovani innamorati sarà stato timido, un po’ impacciato e ben felice di non aver tradito i propri sentimenti. Solo che di solito i tipi così, al massimo scribacchiano qualche lettera, magari producendosi in qualche verso sdolcinato o pseudo romantico, lui invece è tornato a casa e in nome del suo amore ha scritto un poema immortale. E va beh, dettagli: #danteunodinoi.

A parte gli scherzi, la chiesa spettatrice di questi fatti, era quasi certamente questa. Le abitazioni medievali degli Alighieri e dei Portinari si trovavano qui nel raggio di 50 metri. In questa chiesa infatti sono sepolti i parenti di Beatrice (il padre Folco ad esempio). Qui Dante sposò Gemma Donati. Insomma, questa era la chiesa del quartiere in cui vivevano e che frequentavano. Meno probabile che qui sia sepolta Beatrice, come vorrebbe una lapide circondata di biglietti e fiori. Beatrice è quasi sicuramente sepolta a Santa Croce con la famiglia del marito. Per quanto piccola e priva della grandiosità delle basiliche fiorentine, questa chiesetta, legata ad uno degli amori più celebri e celebrati, è in qualche modo suggestiva: sicuramente più della casa di Giulietta a Verona, ad esempio. Almeno qui non ci sono gomme da masticare appiccicate ai muri.

Ahi, serva Italia di dolore ostello,
 nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello.

Sì, è sempre Dante, ma noi ci siamo spostati. Siamo al di là dell’Arno, abbiamo camminato davanti a Palazzo Pitti, e abbiamo raggiunto Piazza San Felice. Ad unire la chiesa di Dante a questa piccola piazza è un ponte ideale che non attraversa solo l’Arno, ma alcuni secoli, ed accomuna due anime poetiche, entrambe innamorate dell’Italia, e anche se in contesti diversi, entrambe addolorate nel vederla divisa. Questa storia comincia in Inghilterra.

Le finestre di casa Barrett-Browning

elizabeth barrettNel 1844 Elizabeth Barrett era una scrittrice non più giovanissima, debilitata da una malattia misteriosa, e per gran parte delle sue giornate reclusa nella casa paterna. Fu a questo punto della sua vita che la sua raccolta Poems, appena pubblicata, diventò uno dei più grandi successi editoriali del secolo.

Un giorno, anche un poeta di nome Robert Browning le scrisse per testimoniarle la sua ammirazione. Il celebre  scambio di lettere che ne nacque, ci racconta di una donna che a fatica si convinse dell’amore di un uomo più giovane, in salute e pieno di vitalità quale era Browning. Ma alla fine, si sa, la tenacia vince sempre.

A dire il vero il padre di Elizabeth osteggiò come poté l’unione, al punto da diseredare la figlia. Non erano più i tempi di Ginevra degli Amieri però, e nel 1846 i due poeti si sposarono (senza bisogno di passare per una notte al cimitero).

Per allontanarsi dalla famiglia ed alla ricerca di un clima più mite per Elizabeth poi, la coppia si stabilì in Italia, in particolare in quella città tanto amata dai poeti romantici: Firenze. Presero casa in Oltrarno, in un’abitazione chiamata Casa Guidi, a due passi da Palazzo Pitti. Inizialmente Elizabeth fu costretta dalla malattia a vivere per lo più in casa, contentandosi di osservare il mondo esterno dalle finestre della sua stanza. Questo non le impedì di appassionarsi alle vicende del Risorgimento ed ai suoi protagonisti(eravamo ormai in pieno ’48), e di provare a sensibilizzare l’opinione pubblica inglese sulla necessità dell’indipendenza italiana. Compose anche un poema: Casa Guidi Windows, da cui emergono l’entusiasmo, le speranze, le delusioni, nell’osservare le vicende politiche del nostro paese.

Meanwhile, let all the far ends of the world
 Breathe back the deep breath of their old delight,
To swell the Italian banner just unfurled.
 Help, lands of Europe! for, if Austria fight,
The drums will bar your slumber. Who had curled
 The laurel for your thousand artists’ brow,
If these Italian hands had planted none?

casa guidiCosa ne sarebbe dei poeti del mondo, se gli italiani non avessero inventato la poesia? Questo è quello che poteva chiedere un’intellettuale inglese dell’ottocento, perché questo è quello che vedevano gli stranieri in questo paese: la patria della poesia, della musica, dell’arte, del sole e dell’amore. Poi siamo diventati quello di pasta, pizza e mandolino, non ho ben capito quando. Comunque, Casa Guidi è la casa gialla sulla destra, e le finestre da cui Elizabeth osservava il mondo erano quelle del primo piano.

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