Monterey. Dalla Stratocaster di Hendrix alla sfida delle balene.

Il piano era molto semplice. 1- Vedere la fiera di Monterey. 2-Spiaggiarsi come leoni marini a Carmel-by-the-sea. 3-Scattare foto da poser al tramonto sulle scogliere del Big Sur.

Bello, ma perché la fiera di Monterey?

Eh.

California, 1967. Estate. Ad un gruppo di musicisti e trafficoni, con una gran capacità di fiutare l’aria, venne un’idea. A Monterey da anni venivano organizzati nel luogo della fiera, il Jazz Festival e il Folk Festival. Perché non organizzare un festival Pop? Il Monterey Pop Festival!

poster-montereyPareva un sacrilegio, accostare la musica di quegli spensierati capelloni, che stavano popolando la Bay Area, all’alterità tormentata del Jazz. E invece fu il simbolo di un’epoca. Più di Woodstock che fu, diciamolo, un concertaccio decadente assurto a mito grazie all’abile montaggio del film omonimo.

Monterey no. Monterey fu davvero l’istantanea di una stagione irripetibile, che vide uscire in pochi mesi il Sgt. Pepper, After Bathing at Baxter’s, Are You Experienced?, Happy Trails, The Doors, The Piper at the Gates of Dawn, Forever Changes. Montrey fu la dimostrazione che il pop, il rock se preferite, sapeva essere grande. Tutto accadde qui, alla fiera, dove ancora oggi si tiene il Jazz Festival. Basta, tocca andarci.

La sfida delle balene

Poi però succede che passeggiando per il molo si scopre che da Monterey partono le barche per andare a veder le balene. Come on, sir. 36$. 3 hours trip and the view is espectacular!

Aaa’ Acab! Ma io ho tutti i dischi dei Jefferson, di Janis Joplin (circa, fingo da sempre che siano miei quelli di mia madre), addirittura dei Moby Grape. E tu vuoi che anziché andare a vedere dove Jimi Hendrix bruciò la sua Fender Stratocaster, venga a vedere le balene? Ma non ci penso un attimo: vengo a vedere le balene!

(In un certo senso sono il turista ideale, per gli operatori)

Il retroscena è questo. A Borgo Trento ancora prendiamo in giro le colleghe che in vacanza alla Canarie montarono un giorno sul catamarano della morte, soffrendo l’indicibile, per andare a vedere le balene che in realtà erano tipo dei delfini, però brutti. Ma prendere in giro non basta più: ora serve la fatality. Serve il selfie con la balenottera azzurra che emerge dalle acque della baia di Monterey!

balene-montereyE quindi montiamo. La cosa migliore è questa tizia che viene fuori sul ponte e fa: guys, i salvagenti sono quelli là. E indica un mucchio di dieci, forse dodici salvagenti. Conto gli aspiranti balenieri. Saremo almeno il doppio. Però un terzo sono donne. E un terzo anziani. Per cui penso di potermi giocare le mie carte, in caso.
Pronti via e subito vediamo una colonia di foche che prende il sole sul molo. Poi nell’arco delle tre ore: un’orca assassina, 4-5 balenottere, un leone marino, due delfini grigi, un pellicano gigante. Sulla carta non c’è male. Due balenottere poi emergevano, respiravano, uscivano con la coda e si rituffavano insieme. Forse erano cinesi. Però ecco, io amo la natura in sè, ma qui c’era il gusto della sfida a distanza, e purtroppo l’apparato fotografico in dotazione non mi ha supportato. Io posso dire di averle viste bene, eravamo a neanche 50 metri. Voi vi dovete fidare. Oppure prendere una lente di ingrandimento. O aspettare che il mio compagno di viaggio sviluppi le foto vere (le sue).

Una cosa ho potuto immortalare. Questa principessa. Qualcuno le avrà raccontato la fiaba di Andersen. O forse una volta ha nuotato fino a Copenaghen e ha visto la statua. Chissà.

foca-monterey

Una risposta a “Monterey. Dalla Stratocaster di Hendrix alla sfida delle balene.”

  1. Ahah! Alb! Son tante e son troppe da sviluppare ma ci sto mettendo impegno!
    Ma a raccontarle rendi più tu del mio tele nikkor.

Lascia un commento