Storie da Chinatown. La Scuola dei 99 Dragoni.

No, non quella Chinatown, immortalata nel mitico film con Kurt Russel. Quell’altra, quella al di là del ponte; e come mai siam finiti qui, e non a San Francisco, ce lo spiega un noto eroe americano.

Esattamente. Diglielo Homer: non siamo mica fatti di soldi noi. Staremo ad Oakland, la città che fu delle Black Panthers, di Jack London e Martin Eden. Oggi è nota per i Golden State Warriors di Stephen Curry e per essere la città più pericolosa degli Stati Uniti dopo Detroit. Una violenza dovuta ad una decennale guerra tra le bande di latinos che si contendono il controllo di East Oakland. Ah, ha anche il più alto tasso di furti d’auto del paese.

Con queste premesse, noi facciamo il nostro trionfale ingresso a Oakland con la mia bella faccia da latino, alla guida di un Ford candida come la neve che passerebbe inosservata, forse, giusto ad un raduno di Ford bianche. Come sempre, a modo nostro, siamo i migliori.

Grosso guaio a Monkey Island

Le indicazioni per trovare il nostro appartamento sembrano le soluzioni di quei vecchi adventure games tipo Monkey Island. Le chiavi di casa si trovano in una piccola cassaforte appesa alla porta. Ma per trovarla bisogna entrare in una specie di bazar, superare il retrobottega di un take-away, di un parrucchiere, di un Assicurazioni, di un altro take-away e trovare le scale(impossibile), o l’ascensore. Al primo piano, il corridoio vede una successione ininterrotta di centri massaggi, riflessologie plantari, ambulatori di agopuntura, dottori vari. Insomma, benvenuti a Chinatown.

Chinatown di Oakland è molto diversa da quella di San Francisco. Qui si trovano ben pochi negozi di souvenir, paccottiglie e ristoranti spenna-turisti: più autentica quindi, ma diciamolo, anche meno interessante. Se togli tutto il folklore a una Chinatown, cosa resta? Poco. Di giorno.

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Dopo il tramonto però, qualcosa cambia, perché lungo le strade fanno la comparsa degli strani guardiani. I primi due, dorati, li notiamo il primo giorno sul muro del nostro palazzo. Un altro, dall’aria mite e saggia, lo vediamo fronteggiare una ragazza alla fermata del bus di Madison Street. Ma è la sera, quando le serrande si abbassano, che le strade di una Chinatown svuotata e muta, vengono popolate dalle spire di enormi dragoni cinesi.

La Scuola dei 99 Dragoni

Tutto cominciò con la crisi del 2007, che anche a Oakland portò alla chiusura di numerosi negozi. Molte saracinesche, grigie e anonime, cominciarono a restare giù la mattina, rendendo le vie di Chinatown ogni giorno un po’ meno colorate. Qualcuno pensò allora di dipingerle, per non lasciarle sguarnite, ma il risultato appariva scoordinato, e non sempre gradevole. Fu nell’estate 2015 che a Luqman Lin, un artista da tempo operante nella Bay Area, venne l’idea di un progetto collettivo: dipingere le vie di Chinatown con i murales di novantanove dragoni dorati. Un’intuizione che univa una delle espressioni più tipiche della cultura americana underground, i graffiti, con il simbolo della tradizione cinese: il dragone.

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Ma perché novantanove? Beh, il 9 nella tradizione cinese rappresenterebbe la fortuna, solo che si sa, in America tutto è enorme, a partire dalle strade, e 9 dragoni non basterebbero neanche per mezzo isolato… meglio farne 99. L’oro invece rimanderebbe ad una vecchia leggenda di quando i primi cinesi arrivarono in California ai tempi della Gold Rush, e fantasticavano che sotto alle strade di Oakland fosse sepolto l’oro dei cercatori. Non ho ben capito perché, sinceramente, ma tant’è.

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Linn coinvolse fin da subito altri artisti della città(99 murales sono tanti), ma soprattutto la comunità, i giovani. Nacque così la Scuola dei 99 Dragoni, una scuola naturalmente di strada, tuttora aperta a tutti. Periodicamente uno degli artisti che coordinano il progetto si riunisce con degli aspiranti writers, e mostra loro “come si fa”: come dipingere un murales, come disegnare un dragone, cose così. Dopodiché ognuno va e porta il proprio contributo alla missione.

Lo spirito del progetto è chiaro: restituire un’identità, un senso di comunità, ad un quartiere storico in crisi, attraverso la presentazione visiva ricorrente di un tema che proviene dalla cultura tradizionale dei suoi abitanti. Il tutto coinvolgendo la gente, a partire dalla scelta stessa della location dei murales.

Questa storia mi ha ricordato molto quella dei graffiti del Quadraro, a Roma. Ricordate? Sembra incredibile, ma a migliaia di chilometri di distanza, la street art diventa ugualmente uno strumento per riappropriarsi di un quartiere, ribadendone la storia e l’identità.

Purtroppo le mie foto non erano granché, ma la scuola dei 99 dragoni mi ha gentilmente concesso di utilizzare le loro. Eccone alcune:

Adesso i dragoni attraversano le facciate degli edifici, avvolgono interi cortili, ma accanto a loro resistono i primi, quelli carbonari realizzati sulle saracinesche dei negozi ai tempi della crisi. Ecco perché dico che è al tramonto, che i dragoni scendono in strada. Al tramonto le serrande si abbassano, gli espositori dei negozi si ritirano e i marciapiedi si svuotano. Questo, è il momento migliore per ammirare i dragoni di Oakland. Ottantasette, tanti se ne contavano a settembre 2016. Il traguardo è vicino.

Il sito internet della scuola: http://www.dragonschool99.com/

Special thanks to Anderson Gin of the 99 Dragon School.

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