Transilvania – 1. Da Rasnov a Sigishoara, le cittadelle fortificate.

Se qualcuno mi avesse detto che in Transilvania i nomi dei paesi sono scritti in alto sulle colline come fossimo a Hollywood, per non perdermi anziché una mappa stradale, avrei comprato un cannocchiale, e forse sarei arrivato a Rasnov un po’ prima. Alla fine comunque siamo qui, prima tappa di una giornata che porterà successivamente al Castello di Bran e a Sigishoara.

Rasnov, la cittadella inespugnabile (o quasi).

Per secoli, quando a qualcuno proveniente dal sud veniva in mente di invadere la Transilvania, c’era solo una strada che poteva fare: e passava per Rasnov. Una bella scocciatura per i suoi abitanti. Per questo, nel 1217 il Re d’Ungheria incaricò i Cavalieri Teutonici di costruire una fortezza sulla collina sovrastante la città.

Le pareti impervie della collina, e le sue spesse mura, resero questa fortezza quasi inespugnabile. Più e più volte la popolazione di Rasnov cercò rifugio al suo interno, tanto  che col tempo diventò una vera e propria cittadella.

Il fascino antico di questa fortificazione, va detto, si coglie soprattutto guardando dall’esterno, meglio ancora dal basso, dalle pendici del monte: così trasmette un senso di supremazia e inespugnabilità. Una volta giunti all’interno invece, non c’è poi molto da vedere. Alcuni edifici ristrutturati grossolanamente fungono negozi di souvenir e prodotti locali. Degli altri sembra quasi non essersi più preoccupato nessuno da quando l’ultimo sassone lasciò la città secoli fa.

Il primo pensiero è che qualcosa in più si potrebbe fare per queste rovine, ma è anche vero che in questo modo mantengono una loro autenticità. Tutto sommato, vale la pena salire soprattutto per la vista sulla pianura e i monti circostanti.

Un grande peccato che la maggior parte di queste fortezze che caratterizzano la regione, non siano conservate come potrebbero. C’è una città però che ha conservato la propria cittadella fortificata intatta, tuttora abitata. Un posto in cui è possibile entrare e vedere quello che avrebbe visto un viaggiatore del ‘300, o del ‘600, e per questo è stata dichiarata Patrimonio UNESCO: è Sigishoara.

Le case di Sigishoara

La porta principale di Sigishoara attraversa la bellissima torre dell’orologio. Ogni torre della città, nove in tutto, era legata ad una corporazione: abbiamo quindi la torre dei fabbri, la torre dei calzolai, la torre dei sarti, etc… Invece questa era la torre “della città”, e ospitava le sue istituzioni pubbliche.

Oltrepassata la torre dell’orologio si incontrano tre piazze comunicanti, da cui origina una rete di viuzze strette e tortuose, attraversando le quali ci si immerge in un’atmosfera antica, romantica ma allo stesso tempo inquietante.

Le mura, le torri, i bastioni diroccati, la chiesa gotica con il cimitero annesso: tutto questo ha una sua forza di suggestione. Ma non basta a spiegare: è nelle strade, nelle case comuni, che si annida un qualcosa di sinistro.

La prima cosa che si nota sono i colori. Quasi tutte le case hanno un colore diverso, ora delicatamente pastello, ora più acceso. La seconda, è che le mura degli edifici sono curvi: gli angoli non sono a piombo come da noi, ma leggermente concavi e tendono a restringersi verso l’alto. Anche nei tetti, gli spioventi presentano un profilo arcuato, e quello che scende sulla facciata principale, termina sempre un po’ più in alto degli altri e proteso in avanti. Il risultato è che le case in Transilvania sembrano avere tutte dei gran cappellacci calati sul capo e con la tesa calata sugli occhi, come chi ha qualcosa da nascondere. Forse è proprio questo a renderle inquietanti, perché camminando in queste viuzze sembra che da sotto il cappello qualcuno vi osservi con gli occhi torvi.

Che poi, c’è una casa che avrebbe ragione d’esser più torva delle altre, e invece è una delle più ridenti. Si nota dalla piazza principale, per il suo color giallo fuoco ridipinto da poco. In quella casupola nacque Vlad Tepes, l’Impalatore. Bizzarro, non è nato in un castello, o un palazzo?

No, perchè il padre di Vlad era un principe valacco, ma si trovò detronizzato dal fratello. Fuggì allora a nord, in Transilvania, sotto la protezione dell’Imperatore che lo ospitò nella cittá di Sigishoara, dove nacquero i suoi figli.

Bene, cercavamo il legame tra queste terre, la figura di Vlad e la storia immaginata da Stoker. Qui abbiamo una città dal fascino sinistro che guarda caso è anche la città natale del conte Dracula, meglio di così! Come sembra tutto collegato! Eh sì, sarebbe bello se fosse cosi. Ma… non lo è.

Dracula tra storia e mito – parte 1

Lo sapevate? Quando Bram Stoker concluse la prima stesura del suo romanzo, la storia era già più o meno come la conosciamo ora: il Conte, il professore ebreo, John Arker, Mina, etc… Tranne due dettagli: il conte vampiro non si chiamava Dracula, ma Wampyr, e la storia non era ambientata in Transilvania, ma…in Tirolo!

Diciamolo, venire in Transilvania sulle tracce del mito di Dracula, e scoprire che tutta questa storia gotica di vampiri, era stata concepita pensando al Tirolo, che per noi è essenzialmente un posto con degli uomini in calzoni corti che cantano buffi cori in falsetto, è un po’ un epic fail. Aggiungiamo che il personaggio del Conte fu ideato senza sapere chi fosse Vlad di Valacchia, e che il nome Dracula fu perchè suonava bene…

Io però, passeggiando per Sigishoara, comincio a convincermi che invece un legame c’è, tra questa terra e l’ultimo capolavoro del romanzo gotico. Per capirne di più però devo andare a Sibiu.

PS: ma, il Castello di Bran? Ah sì. Ecco, io ci volevo andare, e infatti ci stavo andano. Poi però è venuta fuori questa cosa degli orsi…

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