Transilvania – 2. Il Libearty Bear Sanctuary: storie di orsi liberi.

Transilvania, tra Rasnov e Bran. Essere incappato nel più sgangherato autonoleggio della mia sì breve, ma non più brevissima esperienza on the road, ha un vantaggio. Senza navigatore ho dovuto per forza prendere confidenza con la mappa stradale della Transilvania, e la prima cosa che mi è apparsa chiara è che il castello di Dracula… non era in Transilvania!

O meglio, era al suo estremo confine nord orientale, ma allora perché mi trovo dalla parte opposta, nella Transilvania meridionale, e le indicazioni stradali mi stanno portando… al Castello di Dracula?

Andiamo con ordine.

Dracula tra storia e mito – parte 2

“Amico mio.
Benvenuto nei Carpazi. Vi aspetto con ansia. Dormite bene stanotte. Domani alle tre partirà
la diligenza per la Bucovina; un posto è riservato per voi. Al Passo Borgo la mia servitù
vi aspetterà e vi porterà da me. Mi auguro che il vostro viaggio da Londra sia stato
piacevole, e che gradirete la permanenza nella mia bellissima terra.
Vostro amico,
DRACULA”
da DRACULA, di Bram Stoker, Cap. I

E’  il Conte stesso a scriverlo: il suo castello stava appollaiato come un rapace su una delle alture che circondano il Passo Borgo, che segna tuttora il confine tra la Moldavia storica e la Transilvania. Un castello di Dracula andrebbe cercato dunque lì, 300 km a nord rispetto a Bran, ma un castello in quel punto purtroppo sappiamo che non è mai esistito.

In compenso è esistito il castello di Vlad l’Impalatore, il Dracula storico per intenderci, solo che si trovava a  Poenari, 150 km a est da dove sono ora.

Cosa c’entra allora il castello di Bran con Dracula, anzi “i” Dracula?

Dunque, sembrerebbe dai suoi appunti, ritrovati solo negli anni ’70, che Stoker avesse letto la descrizione del castello di Bran in uno libro di cui diremo più avanti, e che l’avesse trovata ideale per modellarvi il suo castello immaginario, che però poi collocò da tutt’altra parte. Per quanto riguarda invece il Dracula storico, sicuramente soggiornò a Bran in più occasioni, ma non fu mai la sua dimora abituale, che era invece a Poenari, appunto. Tutto qua, altri legami tra il castello di Bran e i due Dracula, non ve ne sono.

Tuttavia, come si può passare da queste parti, senza andare a dare almeno un’occhiata? E infatti sto guidando lungo la strada da Rasnov a Bran, quando sulla destra mi appare un’indicazione con un grande orso che mi dice di girare a destra, lasciare stare il castello e andare a vedere gli orsi. E quindi niente, sono andato a vedere gli orsi.

Visita al Libearty Bear Sanctuary, il santuario degli orsi liberi.

La storia del Libearty Bear Sanctuary cominciò nel lontano 1998, quando una donna rumena di nome Cristina Lapis vide tre orsi chiusi in una gabbia strettissima e col pavimento in cemento fuori da un ristorante. Folklore, le dissero. Tradizione: questa è la terra degli orsi. I Carpazi sono in effetti una delle più vaste aree di natura selvaggia rimaste in Europa: solo qui, in Romania, vivono circa 6.000 orsi, la metà della popolazione europea totale. Tanti, troppi per resistere alla tentazione di farne un simbolo e un’attrazione turistica: vestiti da pagliacci nei circhi, ingabbiati fuori da castelli o alberghi per le foto coi turisti, o incatenati al seguito di musicisti di strada.

Una tradizione antica dunque, ma nel 2007, con l’ingresso nella UE, anche in Romania diventò proibito catturare orsi selvatici per tenerli in cattività. Inoltre, molti zoo risultarono privi dei requisiti previsti dalle norme comunitarie, e dovettero chiudere. Che fare allora di tutti quegli animali?

Ebbene, per fortuna da quel giorno davanti al ristorante erano passati quasi 10 anni, e Cristina Lapis non se ne era rimasta con le mani in mano. Tormentata da quell’immagine, sognava di liberare tutti gli orsi che ancora si trovavano in condizioni di sfruttamento. Nel 2005, dopo anni di duro lavoro e la collaborazione tra due associazioni (Millions of Friends e WSPA) e varie istituzioni locali, il sogno si concretizzò nel Libearty Bear Sanctuary.

Quest’oasi per gli orsi si trova 25 km a sud di Brasov, e consiste in circa 70 ettari di foresta di querce e noccioli, protetti da un recinto, dove gli orsi provenienti da zoo e circhi vari seguono un percorso personalizzato di cure, riabilitazione e graduale reinserimento nella natura. Dai primi orsi giunti qui nel 2005, ora gli esemplari salvati sono 97, e alcuni vengono addirittura dall’America.

Certo, non è una libertà totale. Un recinto alla fine c’è sempre, però va ricordato che questi non sono orsi normali. Lo spiegano bene i volontari che ci accompagnano durante la visita e ci raccontano la storia di ogni orso che incontriamo. Questi sono orsi più piccoli della norma, perché crescere in gabbie minuscole ha impedito loro di sviluppare un fisico normale, e spesso sono stati malnutriti. In certi casi sono stati abituati a bere alcolici per restare mansueti. C’è un orso poi che è completamente cieco. Stava fuori da uno dei castelli qui in Transilvania, per le foto insieme ai bambini. Il flash però lo innervosiva e lo rendeva aggressivo, e così…

Insomma, non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere se lasciati totalmente liberi. Presto, avendo conosciuto la città, lascerebbero i boschi perché trovare cibo e avanzi tra le case sarebbe molto più facile, ma questo li renderebbe un pericolo oggettivo per l’uomo, e anche per sé stessi. Oppure diventerebbero preda degli orsi selvatici. Il santuario allora sembra davvero l’unica soluzione per loro, un luogo dove vivere all’aria aperta, arrampicarsi sugli alberi, sguazzare nelle pozze d’acqua, senza essere sfruttati.

La visita è davvero interessante, e mi sento di consigliarla  a chi si trovasse da queste parti. Come detto, il parco è tra Brasov e Bran, quindi molto vicino alle mete più classiche della Transilvania. L’importante è ricordare questo: non si va ovviamente in uno zoo, ma nemmeno a fare una specie di safari. Gli orsi si vedono, ma sono sempre oltre il recinto, non ci si aspetti di fare foto tipo National Geographic insomma. La visita serve soprattutto a conoscere da vicino la storia di un progetto che sembrava impossibile e invece continua a crescere.

Che poi, gli orsi sono imprevedibili. E potrebbe capitare anche a voi di vederne uno arrampicarsi su un albero fino a  6-7 metri e oltre, su fino a sembrare grande come un orsetto lavatore.

“Cosa va a fare?” – chiedono alla guida.

“Niente, va a fare un pisolino.”

True story.

Il sito dell’associazione: Millions of friends Association

La webcam sul parco: https://youtu.be/s0R1lm8YH9g

 

PS: e i tre orsi di quella gabbia, da cui tutto iniziò? Due vivono oggi nel santuario, e girano sempre insieme. La terza, Maya, non è mai arrivata. Ad un certo punto smise di alimentarsi, cominciò ad auto-mutilarsi, sbranando le sue stesse zampe. Si lasciò morire nella gabbia prima di poter essere liberata.

Il parco è dedicato a lei.

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