Transilvania – 4. Peles, Brasov e Hunedoara: castelli e Jazz

Il motivo per cui ho lasciato alla fine il racconto del primo giorno in Transilvania, è che intendevo descrivere solo alla fine insieme i tre grandi castelli visitati: Peles, Bran e Hunedoara. Ed ecco quindi le impressioni dal castello visto il primo giorno: il castello di Peles.

La partenza on the road non è stata il massimo. Mi ero detto: le città saranno piccoline, le strade tortuose e strette. Quindi prenotiamo una macchina piccola e manovrabile. E navigatore, perché l’unica cosa cara in Romania è la rete mobile.

Il centro autonoleggio a Bucarest dove arrivo è una specie di autorimessa. Diciamo: è un autorimessa, con una manciata di auto più pulite delle altre. Una in particolare, candida come la neve, pare un’astronave tanto è lunga e larga.

Io ne avrei chiesta una piccolina, faccio presente, ma questa cosa che io non preferisca una macchina più grande, allo stesso prezzo di quella che avevo prenotato, si rivela così incomprensibile al ragazzo del noleggio, che alla fine mollo. Almeno una macchina così grande avrà il navigatore incorporato!

Il castello di Peles e il monastero di Sinaia

Recuperata una mappa stradale de lla Romania dal primo benzinaio trovato, faccio rotta verso nord e giungo al castello di Peles comunque abbastanza agevolmente. Il castello di Peles è stato costruito a cavallo tra l’800 e il ‘900 ed è stata la prima residenza del Re Carlo I, primo sovrano di Romania dopo l’indipendenza dalla Turchia.

La cosa più bella del castello di Peles sono gli esterni. C’è un armonia tra le forme e i colori della sua architettura e i boschi  e i prati circostanti. Si dice che la sua ispirazione sia il celebre castello della Bella Addormenta in Baviera. Forse è così nello stile, ma mentre quello si impone all’attenzione per come si innalza sulla pianura, questo sembra invece integrarsi nella natura.

Il castello si trova in un piccolo avvallamento tra i boschi, sul versante che sale verso la montagna. Poggia su un complesso di scalinate e terrazze che offrono ciascuna una prospettiva diversa e sempre più imponente del palazzo.

Gli interni, sinceramente non li ho trovati altrettanto interessanti. Il palazzo è stato concepito come raccolta eclettica degli stili dei secoli precedenti, per cui troviamo una sala che evoca atmosfere rinascimentali italiane, altre più severe che richiamano lo stile bavarese, e via di questo passo. Le realizzazioni sono ben riuscite, ma mancano della profondità “storica” degli originali. Resta comunque una visita gradevole.

Scendendo dal castello mi sono imbattuto invece nel monastero di Sinaia. Il monastero venne costruito nel XVII secolo da un pellegrino di ritorno dalla Terra Santa, che volle dedicarlo al Monte Sinai (di qui il nome). Di quell’epoca resiste ancora la prima chiesa, piccola e raccolta, con degli splendidi affreschi che decorano le mura del portico.

Con il crescere dell’afflusso dei pellegrini, nel 1845 venne edificata una seconda chiesa, molto più grande, nello stile ortodosso balcanico. Mi ha ricordato certe chiese ortodosse viste in Bosnia.

Terminata la visita, recuperata l’astronave, faccio rotta su Brasov.

La Chiesa Nigra e i locali jazz di Brasov

Brasov è la prima città sassone che si incontra in Transilvania venendo da Bucarest, cioè dall’antica Valacchia; è la prima città quindi che presenta quelle caratteristiche architettoniche vagamente mitteleuropee che abbiam incontrato spesso. L’edificio che più la caratterizza tuttavia, di aggraziato, di “austro-ungarico” ha ben poco. Si tratta della Chiesa Nera, un’imponente strutture gotica, severa e scura tanto da apparire bruciata. E in effetti lo è.

Costruita a partire dal 1385 come chiesa cattolica, divenne poi evangelica durante la Riforma protestante. Nel 1689 durante una delle guerre tra Impero Ottomano e Austria venne incendiata, e da allora le mura hanno conservato il loro aspetto di sopravvissute a quell’incendio. A ridosso della graziosa piazza centrale di Brasov, la chiesa sembra così un corpo estraneo, un monolite venuto dal cielo, ingombrante e quasi minaccioso. Insomma, è il primo edifico che ci appare come ci aspetteremmo in Transilvania.

Non è l’unico contrasto per la verità. Passeggiando per il principale corso del centro, un po’ l’ora tarda, un po’ il clima freddo rendono l’atmosfera piuttosto solitaria. Ma ad un tratto sento delle note di pianoforte jazzate. Provengono da una finestra al secondo piano di un edificio. Combinazione vuole che la musica non si interrompa fino a quando non sono entrato nel locale, e mi accompagna quindi prima dalla strada al cortiletto interno, poi dal cortiletto alla porta, e poi su per le scale a chiocciola tappezzate di spartiti, e infine dentro alla stanza, sempre più forte, in un crescendo di suono e calore. Non vedrò molto altro di Brasov, ma questa serata con un buon vino e della buona musica, la ricorderò a lungo.

Come raccontato ne Il Libearty Bear Sanctuary: santuario di orsi liberi, la visita al castello di Bran si è tramutata nella visita al parco degli orsi. Poco male, anche perché Dracula e Bran c’entrano ben poco come abbiamo visto, e quasi quasi a Vlad l’Impalatore è più legato un altro castello…

Il castello di Hunedoara, la prigione di Dracula?

Il castello di Hunedoara si trova all’estremità occidentale della Transilvania. Negli anni del comunismo Hunedoara fu un grosso centro industriale, ma dopo la caduta del regime incontrò una decadenza economica le cui tracce sono visibili ancora oggi. Anche a ridosso del centro storico non posso non rilevare una sciatteria delle strade, un’aria dimessa delle case che non ho trovato nelle altre città. Anche per questo spicca il maestoso castello sopra la collina.

Questo castello fu la dimora di Mattia Corvino, Re d’Ungheria, che innestò elementi rinascimentali sull’impianto gotico originario. Ebbene, Mattia Corvino fu un contemporaneo di Vlad l’Impalatore. I due furono ora alleati, ora rivali. In sostanza Vlad, principe della Valacchia, era molto utile nella lotta contro i turchi, ma a volte rivolgeva la sua aggressività sui Sassoni che invece erano alleati di Mattia. Il Corvino decise allora di invadere la Valacchia e di imprigionare Vlad. Pare che proprio in questo castello il Dracula storico passò i suoi sette anni di prigionia. Per certi versi quindi è molto più un castello di Dracula questo che quello di Bran!

Comunque, con il tempo i due signori di queste terre raggiunsero una sorta di accordo, e Vlad poté tornare  ad esercitare il suo potere in Valacchia, seppur sotto l’egida di Mattia.

Il castello si trova sulla collina di San Pietro che sovrasta il fiume Zlasti, che avvolge la città. Più o meno presenta tutto quello che un castello gotico deve avere: un grande strapiombo naturale attorno, attraversato da un ponte levatoio, le feritoie per gli archi e le balestre lungo le mura merlate, le guglie e le torri dai tetti appuntiti.

Purtroppo l’interno anche qui come a Peles appare meno affascinante, anche se il mastio e la grande galleria sono rimasti sostanzialmente invariati dai tempi dei Re d’Ungheria. La sala più evocativa, si sa: in piena febbre da Game of Thrones come siamo, è indubbiamente la sala del trono. Leggevo che è piuttosto consueto trovare troupe che girano film o documentari di epoca medievale in queste stanze. Io invece incoccio in una specie di Miss Transilvania che evidentemente ha deciso di scattarsi un servizio fotografico proprio qui.

Dalle feritoie delle torri e dai camminamenti, ancora una volta si può avere un colpo d’occhio sul paesaggio transilvano: le grandi costruzioni industriali socialiste in decadenza che attorniano l’antica città e poi, oltre, chilometri e chilometri di boschi e colline e sullo sfondo le montagne.

E sarà questo il mio ultimo sguardo sui Carpazi, i monti più selvaggi d’Europa. Tornerò, perché un paio di cose mi han incuriosito ancora, ma per ora arrivederci, Transilvania.