Arles e il sogno di Van Gogh

Insomma, un povero viaggiatore parte da Verona, anche per staccare dalla routine quotidiana, macina centinaia di chilometri, arriva nel sud della Francia, e poi la prima cosa che vede entrato ad Arles è: un anfiteatro romano?

Ma va bene così. Anche perché entrando nell’arena vivo il momento più cinematografico da quando sono in Provenza.

Immerso nel buio della galleria, scorgo davanti a me un’apertura di luce abbagliante. Mi avvicino e sento intensificarsi un clangore metallico e un vociare concitato (“Ispanico! Ispanico!” cit.). Pian piano gli occhi si abituano alla luce, e scorgo prima il cielo azzurro, poi le gradinate millenarie ed infine l’arena, e al centro…due gladiatori. Armati di tridente, rete e gladio si assaltano sotto gli occhi della folla.

Ma che succede? In che anno sono? E dov’è il mio costume da Obelix quando serve?

Arles o l’antica Arlate

L’arena di Arles appare più piccolina della “nostra”. Sarà il fatto che non c’è una grande piazza a dargli respiro, e le case vi arrivano quasi a ridosso. Tuttavia si presenta meglio conservata, e la pietra chiara color crema le conferisce una solennità aggraziata. In età imperiale ospitava fino a 25.000 spettatori, pronti ad incitare i gladiatori nei duelli che ancora oggi vengono rievocati.

Il vero spettacolo dei giorni nostri è però la corsa camarghese. In Provenza, la gente va matta per questa sfida, che consiste nel togliere al toro una sequenza di decorazioni e coccarde, possibilmente senza farsi infilzare. E nei cartelloni, i nomi in grande non sono quelli dei toreador, ma dei tori, popolari come cavalli da corsa.

Lasciato l’anfiteatro, e il teatro(si divertivano questi romani), passeggio nel centro storico. Le case sono di due, tre piani al massimo. Con gli infissi di legno grezzo, e le mura di varie tonalità pastello. Si respira un’aria quasi primaverile, nonostante l’estate inoltrata ed il caldo. Anche perché mentre ad Aix-en-Provence le case sembravano assorbire la luce torrida di luglio ed impregnarsene, qui ad Arles piuttosto la riflettono e rischiarano di un tono più gentile la città.

Dopo l’età romana, Arles prosperò anche durante il medioevo: e ne è splendida testimonianza la cattedrale di Saint-Trophime. Lo stile è il classico romanico provenzale, con un bellissimo portale e un bassorilievo del giudizio universale scolpito nella lunetta. Rispetto al duomo di Aix, stratificazione di epoche diverse, qui a colpire è l’intatta originale armonia, la proporzione perfetta tra i volumi: una solenne essenzialità.

La cattedrale si affaccia su Piazza della Repubblica, insieme al municipio rinascimentale. Al centro, un obelisco proviene dalla spina dell’antico circo, ora scomparso. Osservo questi storici edifici e noto però un fermento, un brulicare di gente, un’elettricità nell’aria, insolita per questa stagione calda e appiccicosa. E purtroppo temo di saperne il perché…

Vedete, a me la Francia piace. Trovo sia l’unico paese a poter vantare una “profondità” storica, culturale e artistica paragonabile alla nostra. C’è però una cosa che ho sempre detestato: la nazionale di calcio francese!

Sulla mia ottima scelta di tempo per andare in Francia

E dire che questi mondiali senza Italia me li stavo gustando molto più del previsto: partite avvincenti, gol spettacolari e niente ansia da tifo. Anche al lavoro ce lo dicevamo: che bei mondiali! Certo, purché non vinca la Francia.

Giustamente parto per la Provenza dopo che i galletti hanno eliminato nientemeno che Lionel Messi.

Ad Arles è la sera della semifinale, la folla è assiepata davanti agli schermi che i caffè ed i ristoranti hanno rivolto verso il centro delle piazze e delle vie, trasformando la città in un unico grande salotto. E il Belgio ci prova, sfiora l’impresa, ma è l’anno dei cuginastri: al triplice fischio esplode il delirio. Non posso far altro che scappare e guadagnare la riva del Rodano subito fuori le mura. Davanti a me, a sinistra, il fiume lambisce la città, e in lontananza si vede il ponte che porta a Trinquetaille, un sobborgo noto per esser circondato da vasti campi di girasoli. Fa caldo, ma il mistral ha spazzato via l’afa permettendo così di respirare, e soprattutto di veder le stelle.

Ora, riguardo alle stelle, c’è una fantasia che mi suggestiona sin da quando vidi per la prima volta un quadro al museo d’Orsay, a Parigi. Si intitolava Notte stellata sul Rodano. Van Gogh lo dipinse nel settembre del 1888 ad Arles, e no, non è una coincidenza.

Lucean le stelle

Lo sapevate? Il segreto per fare le stelle nel presepe è creare un doppio sfondo. Su quello visibile va dipinto il cielo con tanti forellini al posto delle stelle, e dietro, nello spazio “nascosto”, vanno posizionate le tradizionali lucine da presepe. Così, attraverso i pertugi, la luce filtrerà, creando veri e propri raggi nella notte di Natale.

Notte stellata sul Rodano – VINCENT VAN GOGH, 1888

A me non è mai riuscito, ma fu a quel vecchio trucco che pensai guardando la prima volta il dipinto di Van Gogh. Perché mi pareva quasi una scenografia di teatro, un fondale di opera pucciniana, con quei due innamorati, e la notte di un blu così fisico, concreto, e le stelle grossolane come giganteschi fiori.

E oggi, sotto alla stessa volta ritratta in quel quadro, penso ancora a quel “segreto” e torno a farmi la stessa domanda di quel giorno a Parigi: e se le stelle non fossero astri, ma delle aperture nel cielo da cui proviene la luce dal di fuori?

E cosa ci può essere, al di fuori dell’universo?

Il sogno provenzale di Van Gogh

…Ma alla fine dell’anno avrò guadagnato, e il mio studio sarà migliorato e anche la mia salute, ne sono quasi certo. Nel frattempo la mia occupazione sarà soprattutto di disegnare tutti i giorni, e inoltre due o tre quadri al mese…

Lettera a Theo, 4 maggio 1888

Van Gogh giunse ad Arles nei primi mesi del 1888. Difficile, per noi che sappiamo come andò a finire, non provare una fitta di malinconia nel leggere con quanto entusiasmo e ingenuo ottimismo il pittore cominciò la sua avventura in Provenza. Del resto, tanto disastroso fu l’esito umano della vicenda, quanto strepitoso fu l’esito artistico. In meno di un anno dipinse duecento quadri, alcuni tra i più celebri di tutta l’arte moderna.

Perché Van Gogh trovò davvero quella luce e quei colori che tanto agognava dalle sue terre nordiche, e li riversò tutti nelle sue tele. Sono tonalità del resto che hanno colpito subito anche noi, da quando siamo qui.

…In tutto c’e` dell’oro antico, del bronzo, si direbbe del rame, e ciò , con l’azzurro verde del cielo scaldato fino a diventare bianco, dà un colore delizioso, estremamente armonioso, con dei mezzi toni alla Delacroix.

Lettera a Theo, giugno 1888

Nel frattempo, in centro, la situazione sembra essersi ormai normalizzata, e i caffè sono tornati ad assumere l’aspetto consueto. Uno in particolare si distingue per la sua terrazza illuminata e l’aria vagamente demodé, e si capisce: chi cambierebbe l’aspetto di un locale ritratto da Van Gogh?

E si riconosce immediatamente lo stesso contrasto cromatico che il pittore aveva immortalato sulla tela: il giallo delle lampade opposto al blu dello stipite(ora scomparso), replicato poi nel cielo tra il blu della notte e il bagliore delle stelle.

Secondo la tradizione fu proprio in questo caffè che si consumò l’ultimo litigio tra Van Gogh e Gauguin, l’amico che aveva tanto calorosamente invitato ad Arles.

Breve avventura di Van Gogh e Gauguin

Van Gogh mentre dipinge i girasoli – PAUL GAUGUIN, 1888

Breve sì, perché uno dei sodalizi artistici su cui si è più scritto e fantasticato, in realtà durò appena due mesi. Gauguin, diciamolo, di venire in Provenza non aveva nessuna voglia. Però era povero in canna, e il fatto che il suo principale finanziatore, Van Gogh Theo, lo pregasse di raggiungere il fratello ad Arles, lo convinse.

Van Gogh Vincent, da parte sua, era ancora più povero, e sperava certo di dividere le spese con qualcuno, ma era anche un visionario. Vagheggiava la nascita di un cenacolo di artisti, immersi nell’assolata natura provenzale, pronti a condividere idee ed ispirazione.

Fu proprio sognando questa sorta di comune che Van Gogh prese in affitto una casa alle porte di Arles. Si sistemò in una camera che un giorno ritrasse con il suo essenziale arredo: un letto di legno, una seggiola, il cappello di paglia appeso…Per decorare la stanza di Gauguin, invece, pensò di dipingere una serie di tele aventi come soggetto una pianta molto diffusa da quelle parti: i girasoli. Possiamo ancora oggi individuare l’originaria ubicazione dell’edificio con certezza assoluta: è la celeberrima casa gialla. Purtroppo tutto è rimasto come allora…tranne la casa, crollata sotto ad un bombardamento nel 1945.

Nella casa gialla i due pittori vissero e dipinsero insieme, ma le cose non andarono come sognato da Vincent. I due avevano idee diverse su tutto: l’arte, la vita, le donne. No, le donne no, perché probabilmente si innamorarono della stessa prostituta. Come se non bastasse, fu proprio in questo periodo che l’instabilità mentale di Van Gogh cominciò a manifestarsi con intensità e frequenza preoccupanti.

Il 23 dicembre 1888, dopo un litigio con Gauguin nel noto caffè, Van Gogh si presentò in un postribolo con un fagotto contenente il lobo dell’orecchio destro, lo consegnò a una ragazza e poi sparì. Lo trovarono la mattina dopo nella sua stanza, privo di sensi. Gauguin, sconvolto, ritornò a Parigi e i due non si videro mai più.

Arles addio

Van Gogh venne ricoverato nell’ospedale cittadino, dove si ristabilì e dipinse ancora molti quadri, tra cui un giardino che anche in questo caso è rimasto intatto. Le allucinazioni di cui aveva cominciato a soffrire però non gli davano tregua. Nel febbraio 1889 i cittadini di Arles, la città che oggi trabocca di targhe e di ricordi, scrissero al sindaco affinché il “rosso pazzo” venisse allontanato. Un paio di mesi dopo, Van Gogh accettò di entrare volontariamente nel manicomio di Saint-Rémy, una cittadina sulla strada per Avignone, circondata di grandi cipressi e distese di olivi…

E domani ci andremo anche noi.

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Arles e Van Gogh

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La Casa Gialla: 43.682200, 4.631870
Notte stellata sul Rodano: 43.680373, 4.629761
Terrazza del caffè la sera: 43.677440, 4.627250
Campi elisi: 43.672100, 4.635480
Il ponte di Trinquetaille: 43.678138, 4.623570
Il cortile dell\'ospedale di Arles: 43.675800, 4.625470
Spettatori nell\'arena: 43.677649, 4.630930